
L’edificazione del Cimitero del Verano conobbe una forte accelerazione sotto il pontificato di Pio IX. L’architetto Virginio Vespignani ricevette l’incarico di ridefinire l’area, realizzando il monumentale Quadriportico e la Chiesa di Santa Maria della Misericordia, consacrata nel 1860. Il Quadriportico, completato nei decenni successivi, divenne il cuore più esclusivo del cimitero, destinato alle cappelle gentilizie delle famiglie nobili e dell’alta borghesia.
Il conte Filippo Bennicelli e la sua famiglia non parteciparono alla pianificazione urbanistica pubblica del complesso. Agirono invece, superata normativamente l’epoca dei patronati delle cappelle ecclesiastiche, e nel loro caso di quello della Cappella del Crocifisso presso Santa Maria Maddalena al Pantheon, come importanti committenti privati.
Come altre casate patrizie e borghesi dell’epoca, scelsero il Quadriportico per edificare il proprio sepolcro di famiglia. Il monumento dedicato a C. Filippo Bennicelli, ultimato intorno al 1877, si inserisce in questa tradizione di cappelle neoclassiche e puriste che, attraverso l’acquisto di lotti a prezzi elevati e la committenza scultorea, contribuirono indirettamente al finanziamento e all’abbellimento dell’opera complessiva, trasformando il Verano in un museo a cielo aperto.
Il monumento, collocato sotto le arcate del Quadriportico, è opera dello scultore Francesco Fabi Altini (1830-1906), allievo di Pietro Tenerani e figura di spicco della scultura purista e neoclassica romana. Fabi Altini, formatosi nella tradizione che da Canova e Thorvaldsen passava per Tenerani, fu professore e presidente dell’Accademia di San Luca. La sua produzione, documentata dalle guide storico-artistiche del Verano e dai registri dell’Accademia, include numerosi monumenti funerari per l’aristocrazia dell’epoca.
L’iconografia del sepolcro Bennicelli è sobria e allegorica. A sinistra un angelo, chinato in avanti, regge con entrambe le mani un’anfora (o orcia) da cui fa idealmente fluire verso il basso un elemento liquido sopra il sarcofago, simbolo di pianto, purificazione o del fluire del tempo e della vita; la testa è sollevata e lo sguardo rivolto al cielo, in un’espressione di preghiera o invocazione. A destra un putto alato scrive sul libro della vita. Al centro, sotto lo stemma araldico della famiglia, un bassorilievo rappresenta una scena di commiato o benedizione sul letto di morte. I pilastri sono decorati con rami di vite e grappoli d’uva, richiami cristiani alla resurrezione e alla vita eterna. I marmi di Carrara, lavorati con contrasto tra superfici levigate e zone d’ombra, si fondono con l’architettura del Vespignani.




Nelle immediate vicinanze si trovano altre cappelle gentilizie della stessa epoca, come quella della famiglia Colonna e di molte altre casate illustri, anch’esse caratterizzate da impianto neoclassico e stemmi araldici in evidenza, a testimonianza dell’aura di prestigio che caratterizzava il Quadriportico.
Le stime dei costi per l’acquisto del suolo e la costruzione di una cappella nobiliare nel Quadriportico variano sensibilmente a seconda della qualità dell’apparato scultoreo. Per monumenti di rilievo come quello dei Bennicelli si parlava di investimenti complessivi estremamente elevati, ad illustrare il valore sociale e simbolico che le famiglie attribuivano alla visibilità eterna nel cuore monumentale del Verano.
Epigrafi interne


Note
- Materiale fotografico privato di: Archivio Famiglia Bennicelli.
- L’attribuzione a Francesco Fabi Altini è confermata dalle guide storico-artistiche del cimitero e dalla produzione documentata dell’artista.

