
Nel 1873, a pochi anni dall’annessione di Roma al Regno d’Italia, la Deputazione Provinciale concluse una delle operazioni immobiliari più significative della nuova amministrazione unitaria: l’acquisto di Palazzo Valentini, destinato a diventare la sede definitiva del Consiglio provinciale e degli uffici della Prefettura. In questo passaggio il conte Filippo Bennicelli, già Consigliere provinciale e membro della Deputazione dal 1872, svolse un ruolo centrale, essenzialmente di natura tecnica e contabile.
Dopo il 1870 la Provincia di Roma si trovò a governare un territorio vastissimo, corrispondente a gran parte dell’odierno Lazio. I sessanta consiglieri si organizzarono in commissioni permanenti dedicate all’istruzione, alle opere pubbliche, alle finanze e alla beneficenza. Bennicelli, forte della sua competenza nelle discipline economiche, fu figura di spicco nella Commissione Finanze e Bilancio, incaricata del controllo delle sovrimposte fondiarie e della rendicontazione dei mandamenti rurali.
Le prime sedute si tennero in luoghi provvisori e inadeguati. Montecitorio ospitò le assemblee iniziali, ma fu presto riservato alla Camera dei Deputati. Palazzo Sinibaldi, in via di Torre Argentina, servì da sede temporanea della Prefettura, senza tuttavia disporre di spazi sufficienti per le plenarie e le commissioni. Altre soluzioni, tra cui ex conventi requisiti, furono scartate per vincoli di destinazione o insufficienze strutturali. Si cercava dunque un immobile unico e monumentale, capace di ospitare sia l’aula consiliare sia l’apparato burocratico.
Nel 1873 la Deputazione acquistò Palazzo Valentini dagli eredi del banchiere Valentini per 1.200.000 lire. I successivi lavori di adeguamento, affidati all’architetto Luigi Gabet, portarono il costo complessivo a circa 1.417.000 lire. Gabet, che aveva già operato per i Valentini, completò il fianco destro lungo via de’ Fornari, innalzò il piano verso via di Santa Eufemia, realizzò l’Aula del Consiglio e riorganizzò gli spazi per la coabitazione con la Prefettura. L’anno seguente gli uffici prefettizi lasciarono la sede provvisoria e si trasferirono nel palazzo.

L’operazione non mancò di suscitare critiche. In un periodo di intensa attività edilizia e di pressanti esigenze sociali, alcune voci della stampa giudicarono la spesa eccessiva, soprattutto se confrontata con le condizioni dei mandamenti rurali. Altri la difesero come necessario atto di dignità istituzionale: la più grande provincia d’Italia non poteva continuare a riunirsi in sedi precarie o in affitto.
Bennicelli non agì da acquirente privato, ma come membro della Deputazione e della Commissione Finanze. La sua influenza si esercitò su più fronti. Fu tra i deputati incaricati di valutare la sostenibilità finanziaria dell’investimento, dimostrando che un mutuo a lungo termine su un unico immobile monumentale risultava, nel medio periodo, più conveniente rispetto al pagamento di affitti frammentati. Contribuì inoltre all’approvazione dei bilanci straordinari necessari per i lavori di ristrutturazione.
Avendo molte proprietà e occupandosi di forniture di legname anche in edilizia, disponeva di una competenza pratica particolarmente utile per vigilare affinché i costi non venissero gonfiati. Questa esperienza gli permise di contribuire al controllo dell’avanzamento dei cantieri di Gabet e di limitare le speculazioni sui prezzi dei materiali, frequenti nella Roma di quegli anni. La sua riconosciuta indipendenza politica, più volte sottolineata dalle biografie coeve, contribuì a rassicurare i consiglieri più cauti dei mandamenti rurali e a favorire la compattezza del voto favorevole.
In questo modo Bennicelli operò da garanzia contabile e tecnica: sostenne le relazioni che giustificavano la spesa, controllò la sostenibilità dei bilanci e mise a disposizione dell’amministrazione la propria esperienza immobiliare e di fornitura. La scelta di Palazzo Valentini, con i lavori di Gabet e l’insediamento della Prefettura nel 1874, consolidò la sede istituzionale della Provincia proprio negli anni in cui egli, succeduto a Mario Massimo nella Deputazione, esercitava la massima influenza amministrativa.
L’episodio si inserisce nel più ampio passaggio dalla gestione pontificia a quella unitaria. Figure come Bennicelli, proprietari e amministratori esperti nelle materie economiche, rappresentarono un ponte tra la tradizione delle grandi famiglie romane e le nuove esigenze di un’amministrazione laica e territoriale.
Note sulle immagini
Il ritratto di Filippo Bennicelli proviene dall’Archivio Famiglia Bennicelli. L’immagine di Palazzo Valentini è di LPLT (2010), licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0), disponibile su Wikimedia Commons.

