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L’ultimo riposo tra le mura e la terra: il patronato Bennicelli nella Cappella del Crocifisso a Santa Maria Maddalena

Nel cuore di Roma, a pochi passi dal Pantheon, la Chiesa di Santa Maria Maddalena in Campo Marzio costituisce uno dei più straordinari gioielli del rococò romano.

Esterno della chiesa di Santa Maria Maddalena a Roma
Esterno della chiesa di Santa Maria Maddalena in Campo Marzio, Roma. Fonte: Wikimedia Commons, File:Chiesa di Santa Maria Maddalena Roma.jpg, autore Wilfredor, licenza CC0 (dominio pubblico).

Tra i suoi marmi fastosi e le cappelle cariche di storia, la Cappella del Santissimo Crocifisso occupa un posto di assoluto rilievo devozionale e storico: è qui che si conserva il celebre Crocifisso ligneo del XVI secolo, intagliato in un unico pezzo di legno di pino da autore ignoto, che parlò a San Camillo de Lellis. Il santo, fondatore dei Ministri degli Infermi e patrono degli ammalati, degli infermieri e degli ospedali, riposa a poca distanza nella stessa chiesa, dove le sue spoglie sono custodite in un’urna sotto l’altare a lui dedicato.

Il Crocifisso, trovato da San Camillo nell’Ospedale di San Giacomo degli Incurabili durante il suo servizio come infermiere, fu da lui gelosamente custodito e portato con sé. In un momento di grande turbamento e incertezza — quando i primi compagni della nascente congregazione erano stati impediti di riunirsi in preghiera —, il Santo, inginocchiato davanti all’immagine, ne ricevette conforto miracoloso: il Cristo allargò le braccia dalla croce e gli rivolse parole di incoraggiamento, tra le quali «Non temere, pusillanime, continua, perché questa non è opera tua, ma opera mia» (o, secondo altre testimonianze, «Vai avanti, pusillanime! L’opera è mia non tua, non aver paura, coraggio»). Queste parole accompagnarono Camillo per tutta la vita e divennero il fondamento spirituale dell’Ordine. Da allora il Crocifisso è oggetto di profonda venerazione nella chiesa che fu sede centrale dei Camilliani.

Oltre all’intrinseco valore spirituale, tuttavia, questa cappella racchiude una fitta trama di memorie private, legate indissolubilmente all’ascesa della famiglia Bennicelli e alle alterne vicende delle leggi sepolcrali romane.

Interno della chiesa di Santa Maria Maddalena a Roma
Interno della chiesa, contesto della Cappella del Crocifisso. Fonte: Wikimedia Commons, File:SantaMariaMaddalena-Interno01-SteO153.JPG, autore SteO153, licenza CC BY-SA 3.0.
Veduta della facciata di Santa Maria Maddalena
Dettaglio della facciata rococò. Fonte: Wikimedia Commons, File:SantaMariaMaddalena-Facciata01-SteO153.JPG, autore SteO153, licenza CC BY-SA 3.0.

Il Patronato Bennicelli e la Cappella di Famiglia

I Bennicelli appartenevano da decenni all’alta borghesia della capitale pontificia, essendo stati prima lanari e poi grandi commercianti di legname non solo da ardere ma soprattutto in ambito di appalti: edili ma anche, all’epoca nascenti, ferroviari.

Filippo Bennicelli, figura centrale della famiglia, implementò tra i primi la meccanizzazione dei propri opifici, che davano lavoro a centinaia di persone, mediante l’introduzione della macchina a vapore, contribuendo così al modernamento dell’impresa familiare.

Oltre all’attività imprenditoriale, Filippo si impegnò nella conduzione della pubblica amministrazione, ricoprendo la carica di membro del Consiglio comunale di Roma e, quasi fino alla morte, di quello provinciale, rivestendo funzione di membro con responsabilità in materia di finanze della deputazione provinciale.

La scalata sociale si coronò nel 1860, quando Filippo ottenne da papa Pio IX il titolo nobiliare di conte.

Il legame della famiglia con la Cappella del Crocifisso risale tuttavia a un momento precedente e più intimo, la morte della madre Anna Federici nel 1850, a 7 anni dalla morte della sorella Teresa e a 13 da quella del padre Vincenzo e dell’altra sorella Angela. Proprio in ragione di quei tragici lutti, assecondando il desiderio di disporre decorosa sepoltura ai propri cari in un luogo di qualificata devozione, Filippo e i fratelli Luigi, Giuseppe e Antonio, quest’ultimo parroco della medesima Chiesa, assunsero il patronato della cappella, trasformandola in uno spazio gentilizio destinato all’intera famiglia Bennicelli.

Destinata ad accogliere le spoglie e a tramandare i nomi dei propri cari attraverso lapidi e monumenti parietali, la cappella divenne così lo scrigno collettivo della memoria familiare.

Da quel momento il Crocifisso miracoloso di San Camillo assunse per i Bennicelli il ruolo di ideale protettore: non più soltanto reliquia di un santo sepolto a poca distanza, ma custode spirituale del casato, a cui la famiglia affidava i propri lutti, le proprie speranze e la perpetuazione del nome.

Il dramma di Teresa, le perdite precedenti e le sepolture domestiche

Prima che le riforme ottocentesche stravolgessero l’uso dei sepolcri cittadini, le famiglie aristocratiche usavano seppellire i propri defunti direttamente all’interno delle chiese patronali.

Le mura della Cappella del Crocifisso divennero così lo scrigno delle spoglie dei Bennicelli.

Poco prima della scomparsa di Teresa, la famiglia aveva già subito lutti dolorosi: Vincenzo e Angela Bennicelli erano morti a causa della malattia imperante all’epoca, il colera che flagellò Roma e lo Stato Pontificio con particolare violenza. Queste perdite precoci rafforzarono il desiderio di un luogo sacro e permanente per la sepoltura e la memoria dell’intero casato, sotto lo sguardo protettore del Crocifisso che aveva confortato San Camillo.

La memoria più celebre e struggente custodita in questo luogo resta, però, senza dubbio quella di Teresa Bennicelli.

La sua morte è romanticamente associata, non si sa con quanta accuratezza storica, ad una delle storie d’amore più tristi e note della Roma ottocentesca.

Si narra che lei fosse innamorata del giovane Pio Pratesi, un dragone pontificio, e che fu costretta dai familiari a rinunciare al suo amore per via delle rigide convenzioni sociali del tempo, che non contemplavano amori al di fuori della propria cerchia sociale.

Consumata dal dolore di una separazione forzata, la giovane morì prematuramente nel 1843.

Ai funerali intervenne tutta Roma, tanto il lutto fu partecipato, e la salma, a fornire una spiegazione meno romanzata o viceversa a connotare la non banale influenza familiare, fu comunque sepolta con tutti i crismi religiosi addirittura nella Cappella del Crocifisso miracoloso.

I famigliari ricondussero, del resto, quella morte a “morbo indomito”, come avvenuto per il padre e la sorella di Teresa, Vincenzo e Angela, morti pochi anni prima di colera.

Chissà, peraltro, che non fosse stato, come ipotizza la narrazione popolare, un morbo indomito affettivo.

Sarebbe certamente ingiusto ed ingiustificato giungere a conclusioni perentorie, sebbene la tesi delle rigide convenzioni sociali dell’epoca possa apparire non peregrina.

Fatto sta, come dato certo, è che, sconvolto dal dramma, l’amato Pio decise di prendere i voti e, fattosi prete, pochi anni dopo celebrò la propria prima Messa proprio in Santa Maria Maddalena, sull’altare della cappella dove riposava l’amata Teresa.

La sua lapide, posta nella cappella, rimase a lungo meta di un silenzioso pellegrinaggio non solo famigliare, ma certamente anche romantico e devozionale.

Le mutate leggi e il trasferimento al Verano

Il destino della Cappella del Crocifisso come luogo di sepoltura attiva era però destinato a interrompersi.

L’estensione a Roma della legislazione napoleonica (l’Editto di Saint-Cloud) e le successive ordinanze dello Stato Pontificio e del neonato Regno d’Italia vietarono progressivamente le sepolture all’interno delle mura cittadine e delle chiese per ovvie ragioni igienico-sanitarie.

L’obbligo di trasferire i cimiteri al di fuori della cinta urbana spinse la nobiltà romana a cercare nuovi spazi per l’eterno riposo.

I Bennicelli, in ragione di queste mutate leggi, dovettero rinunciare alla consuetudine di interrare i propri cari all’interno di Santa Maria Maddalena. Filippo per sé e famiglia commissionò quindi la costruzione di un sontuoso e monumentale sepolcro di famiglia presso il Cimitero del Verano, inaugurando una nuova stagione di mecenatismo funerario all’aperto.

Oggi, mentre l’imponente mausoleo al Cimitero del Verano testimonia la grandezza monumentale dei Bennicelli tardo-ottocenteschi, le antiche lapidi rimaste nella Cappella del Crocifisso in Santa Maria Maddalena sussurrano ancora ai visitatori il dolore per quegli eventi disgraziati, sotto la protezione ideale di quel Crocifisso che, dall’assunzione del patronato, non si può dire se anche a supplica di perdono, ha confortato il casato come aveva rincuorato il Santo sepolto a poca distanza.

Note sulle immagini

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  • Esterno della chiesa di Santa Maria Maddalena in Campo Marzio, Roma — Wikimedia Commons, File:Chiesa di Santa Maria Maddalena Roma.jpg, autore Wilfredor, licenza CC0 (dominio pubblico).
  • Interno della chiesa, contesto della Cappella del Crocifisso — Wikimedia Commons, File:SantaMariaMaddalena-Interno01-SteO153.JPG, autore SteO153, licenza CC BY-SA 3.0.
  • Dettaglio della facciata rococò — Wikimedia Commons, File:SantaMariaMaddalena-Facciata01-SteO153.JPG, autore SteO153, licenza CC BY-SA 3.0.